IL CIECO NATO:
ci vede e crede
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La liturgia quaresimale si caratterizza come un cammino catechetico-battesimale verso la Pasqua, con i grandi temi del volto di Cristo da contemplare, e poi i simboli dell’acqua, la luce, la vita. Nel Vangelo di questa domenica è centrale la figura di Gesù-luce: è Lui che vede il cieco, gli spalma fango negli occhi e lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe (che significa Inviato). Il cieco va, si lava e torna che ci vede. Il segno è chiaro, ma solo per chi lo sa vedere. Proprio quel miracolo così patente di Gesù diventa un segno di contraddizione: dal medesimo fatto partono due reazioni in direzioni opposte. Il cieco va, gradualmente, verso la scoperta del volto-identità di Gesù: da semplice uomo, a profeta, uomo di Dio, Signore… fino a prostrarsi con fede: “Io credo, Signore!”; ormai il cieco è tutto illuminato e convertito, nel corpo e nello spirito. Mentre il cieco progredisce nella sua scoperta di Gesù, i farisei, invece, si chiudono progressivamente alla luce, non credono alla testimonianza del cieco guarito, lo mettono a tacere e lo cacciano fuori. L’ostinazione del cuore porta alla cecità interiore; perché la fede si può anche perderla. Solo chi non teme che la verità gli faccia cambiare la vita, non ha paura della luce.
“Più luce!”, furono le ultime parole di Johann W. Göthe. Gesù, con la parola e il segno, porta al mondo una luce nuova che rischiara una vastissima zona oscura, tipica delle persone non ancora sufficientemente illuminate dal Vangelo: è la non comprensione del senso della malattia, del dolore, della disgrazia... I discepoli, vedendo il cieco nato, domandano al Maestro: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?” (Gv 9,1). Tipica impostazione pre-cristiana del problema della sofferenza: identificare il dolore o la malattia con il peccato, con il malocchio, o maleficio, o iettatura altrui… È una mentalità molto estesa in persone ed ambienti non evangelizzati. Penso alla mia esperienza missionaria in RdCongo con i tanti problemi e paure dello ndoki (malocchio, e simili), davanti ai quali tanti cristiani, compresi dei catechisti, non erano ancora interiormente liberi. Si tocca con mano che il paganesimo (con i suoi addentellati) è sinonimo di tenebra e di manovre oscure, che serpeggiano abbondantemente anche fra i cristiani, in ogni latitudine. Il cuore umano non è mai convertito del tutto.
Se ne esce soltanto con un cammino di conversione permanente, accettando, interiormente e fino in fondo,* Cristo che ha detto: “Io sono la luce del mondo” (Gv 9,5), “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). È il chiaro invito di Paolo (II lettura) a comportarsi come figli della luce (cfr Mt 5,14), a non prendere parte alle opere infruttuose e innominabili delle tenebre, ma guardare a Cristo: “Svégliati, o tu che dormi… e Cristo ti illuminerà” (Ef 5,14). Cristo è l’Inviato, nel quale lavarsi (= battesimo); è lui il Missionario del Padre, il Salvatore.
La luce di Cristo fa capire il senso della malattia e del dolore, come lo si apprende dalla silenziosa testimonianza che sta dando Giovanni Paolo II, predicando ora anche con la sua sofferenza. La fede è una luce nuova che permette di cogliere il messaggio di vita presente nel dolore, l’opportunità di purificazione e di salvezza. La fede porta a fidarsi di Dio, il Pastore che ci guida per cammini sicuri (Salmo responsoriale); egli ha cammini e criteri diversi dai nostri, “guarda il cuore”, come si vede nella scelta di Davide (I lettura).Questi era il più piccolo, un pastore (cfr Lc 2,8), ma Dio ne vuol fare un re. Tali sono i criteri di Dio che guarisce il cieco, un mendicante (Gv 9,8), un espulso (Gv 9,34), gli si auto-rivela, ne fa un credente, un apostolo. Come per la Samaritana. È il Dio sorprendente che sceglie gli ultimi per far crescere il suo Regno nel mondo.
* “Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la buona novella in tutti gli strati dell’umanità e, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa… Raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e col disegno della salvezza… Occorre evangelizzare - non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici - la cultura e le culture dell’uomo”.
Paolo VI, Evangelii Nuntiandi (1975) 18.19.20.
- 7/3: Ss. Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine (+203), sotto l’imperatore Settimio Severo.
- 8/3: S. Giovanni di Dio (1495-1550), portoghese, fondatore dei “Fate Bene Fratelli”, protettore degli ospedali, patrono degli infermieri.
- 8/3: Giornata Internazionale della Donna.
- 9/3: Ss. Quaranta Soldati cappàdoci, martiri a Sebaste (Armenia, +320).
- 9/3: S. Domenico Savio, morto a 14 anni (+1857), educato da S. Giovanni Bosco.
- 10/3: B. Elia del Socorro Nieves del Castillo, messicano, agostiniano, martire a Cortázar (Messico, +1928).
- 12/3: S. Luigi Orione (1872-1940), sacerdote fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e di alcune Congregazioni.
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A cura di: P. Romeo Ballan, mcci – Direttore del CIAM, Roma – Sito Web: www.ciam.org “Parola per la Missione”