Via Urbano VIII, 16 - 00165 ROMA (Italia)
Tel. 06/698.81024; Fax 06/698.81332
E-mail: info@euntes.net

PAROLA PER LA MISSIONE
Spunti di riflessione missionaria
sulla liturgia domenicale

L'EUNTES.NET propone, settimanalmente, a laici, religiose e sacerdoti un itinerario di riflessioni sulla liturgia domenicale in chiave missionaria. Si offrono degli spunti per una meditazione missionaria, personale o comunitaria, sulla Parola di Dio, la quale, in modo costante e sorprendente, continua a illuminare, rafforzare e sostenere il cammino missionario della Chiesa, per la vita del mondo.

Il volto del Trasfigurato non vuole volti sfigurati

II Domenica di Quaresima

Anno C - 28.2.2010





Genesi  15,5-12.17-18
Salmo  26
Filippesi  3,17-4,1
Luca  9,28-36
 

Riflessioni

Contemplare il volto! Una chiave di lettura del Vangelo della Trasfigurazione e di altri testi biblici e liturgici di questa domenica, la offre l’antifona d’ingresso: “Cercate il suo volto. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”. Una risposta a questa insistente supplica arriva da un monte, dove Gesù si trasfigurò davanti a tre discepoli prescelti: “il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante” (v. 29). Gli evangelisti insistono sullo splendore luminoso che manifesta esternamente l’identità di Gesù; infatti la luce è segno del mondo di Dio, della gioia, della festa. Qui la luce non viene da fuori, ma emana dal di dentro della persona di Gesù. A ragione, Luca sottolinea che Gesù “salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto” (v. 28-29). È dal rapporto con il Padre che Gesù esce dinamicamente trasformato: la piena identificazione con il Padre risplende sul suo volto.

 
Il cammino di trasformazione interiore è lo stesso per Gesù e per l’apostolo: la preghiera, vissuta come ascolto-dialogo di fede e di umile abbandono a Dio, ha la capacità di trasformare la vita del cristiano e del missionario. Infatti, la contemplazione, la preghiera è l’esperienza fondante della missione. Tale è stata anche l’esperienza di Pietro, sicuro di non essere andato “dietro a favole artificiosamente inventate”, essendo stato uno dei tre “testimoni oculari… mentre eravamo con Lui sul santo monte” (2Pt 1,16.18). In mezzo a confusione e paura (v. 33.34), Pietro avrebbe voluto evitare quel misterioso “esodo -quella strana partenza da portare a compimento a Gerusalemme-  di cui parlavano Mosè ed Elia con Gesù (v. 31); avrebbe voluto fermare nel tempo quella stupenda visione del Regno (v. 33) come una perenne “festa delle capanne” (Zc 14,16-18). Più tardi, una volta superata la crisi dei giorni della passione, in Pietro e nei suoi compagni hanno avuto il sopravvento l’esperienza di intimità con il Maestro e l’ascolto del Figlio eletto del Padre (v. 35). In tal modo, gli apostoli hanno confermato la loro vocazione e l’impegno per una coraggiosa missione di annuncio, fino al martirio. “Ascoltatelo!” disse la voce dalla nube (v. 36). Papa Benedetto XVI commenta bene l’attualità del comando di ascoltare e affidarsi al Maestro, fissare e riscoprire il volto affascinante di Cristo. (*)

 
Pietro ha dovuto uscire dai suoi schemi mentali  -puramente umani-  per entrare nel modo di pensare di Dio (Mt 16,23). Lo stesso avvenne per Abramo (I lettura), del quale la seconda domenica di Quaresima ci presenta sempre una delle vicende emblematiche (la chiamata, il figlio Isacco, l’alleanza). Ad Abramo  -anziano, senza terra e senza figli-  Dio promette una terra e una discendenza, ma gli chiede in cambio l’assoluta adesione del cuore, la fedeltà all’alleanza (v. 18). Abramo apprende che il fatto di credere non è un’azione periferica, marginale, ma comporta lo spostamento del baricentro della propria vita su Dio. Per la fede, come spiega S. Paolo (II lettura), abbiamo la forza di rimanere “saldi nel Signore” (v. 4,1) anche nelle prove, non comportandosi “da nemici della croce di Cristo” (v. 18), ma da amici che Lo aspettano “come salvatore” (v. 20).

 
Il volto trasfigurato e affascinante di Gesù è un preludio della sua realtà post-pasquale e definitiva; la stessa che è promessa anche a noi. In questa vocazione alla vita e alla gloria trova il suo massimo fondamento la dignità di ogni persona umana, che per nessun motivo dovrebbe soffrire deturpazione. Purtroppo, anche oggi, in tutti i Paesi, il volto di Gesù è spesso deturpato su tanti volti umani, come afferma il documento dei Vescovi latinoamericani a Puebla (Messico, 1979): “Questa situazione di estrema povertà generalizzata acquista nella vita reale dei lineamenti molto concreti, nei quali dovremmo riconoscere le sembianze del Cristo sofferente, del Signore che ci interroga e ci interpella” (n. 31). E viene a continuazione una sequenza di volti deturpati: volti di bambini malati, abbandonati, sfruttati; volti di giovani disorientati e sfruttati; volti di indigeni e di afroamericani emarginati; volti di campesinos abbandonati e sfruttati; volti di operai mal retribuiti, disoccupati, licenziati; volti di anziani emarginati dalla società familiare e civile (cf Puebla 32-43). E la lista potrebbe continuare con le situazioni che ognuno conosce nel proprio ambiente. Sono altrettanti appelli pressanti alla coscienza dei responsabili delle nazioni e ai missionari del Vangelo di Gesù. Missione è restituire e garantire dignità e sorriso ai volti deturpati e sfigurati.

 

Parola del Papa

(*)  “Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. È la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è Lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù".

Benedetto XVI

Udienza generale del Mercoledì delle Ceneri, 17.2.2010

 Sui passi dei Missionari

- 28/2: S. Augusto Chapdelaine, sacerdote della Società delle Missioni Estere di Parigi, martire (+1856) a Xilinxian, provincia di Guangxi (Cina).

- 1/3: Nel 1959, nascita della CLAR (Confederazione Latinoamericana dei Religiosi), con sede a Bogotà (Colombia): un’istituzione altamente meritoria per l’impulso, il coordinamento e l’inculturazione della Vita Consacrata.

- 3/3: BB. Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti francescani, lapidati fino al martirio (+1716) a Gondar (Etiopia).

- 3/3: S. Caterina Drexel (morta a Filadelfia, USA, 1955), fondatrice; elargì la sua ricca eredità a favore di indigeni e afroamericani, aprendo per loro una sessantina di scuole e missioni.

- 6/3: S. Ollegario di Tarragona (Spagna, 1137), vescovo di Barcellona e di Tarragona, allorché questa antica sede fu liberata dal dominio dei Mori.
 

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)
Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++